Quando aprii gli occhi non mi trovavo più nel bagno, Pam e Stefi dovevano aver deciso di non lasciarmi dormire sul pavimento perché ora ero stesa sul morbido e accogliente materasso del mio letto. Decisi di non alzarmi immediatamente e di rimanere ancora un po’ a crogiolarmi nella comodità del letto per cercare di mettere in ordine i pensieri. Dovevo ancora una spiegazione alle mie amiche e continuavo a non sapere cosa dire. Mi stavo auto convincendo che non potevano solo essere dei sogni perché era tutto troppo reale eppure non avrei saputo come altro catalogarli perché la parte razionale di me diceva che non poteva trattarsi che della mia immaginazione troppo fervida o di una precoce forma di follia. E non volevo credere che potesse trattarsi della seconda opzione.
Bene. Ero andata lì per distrarmi dalla vita universitaria e ci ero riuscita anche se non nel modo in cui avevo sperato. Forse per un po’ avrei potuto adottare la tattica del se non ci penso e non ne parlo il problema non esiste, sperando di essere un minimo supportata dalle mie amiche, non ci contavo molto. Non mi veniva in mente nient’altro per il momento, quindi decisi di provarci almeno fino a quando non mi fossi schiarita la mente. Avrei dato inizio al divertimento e alla vera vacanza a partire da quel momento cercando di dimenticare il più possibile i sogni. Finito di formulare questo pensiero mi accorsi di avere un insolito peso attorno al collo, come se avessi una collana. Istintivamente mi toccai il collo e quando la mia mano venne in contatto con il ciondolo capii che la mia tattica era appena stata buttata nel cesso e che qualcuno aveva anche tirato lo sciacquone. La chiave del sogno era appesa al mio collo come lo era stata sulla scogliera in presenza di Alec. Mi salirono le lacrime agli occhi. Come facevo ad ignorale il problema se ero costretta a portarlo al collo? Perché di togliermi la catenella non se ne parlava, il barista era stato chiaro, non volevo incappare in ulteriori problemi. Nascosi la testa nel cuscino per nascondere il lucciconi e impedire che mi rigassero le guance. Appena gli occhi tornarono asciutti mi alzai e mi diressi in bagno per darmi una rinfrescata e controllare il mio aspetto. Entrai e chiusi la porta a chiave. Poi mi voltai verso lo specchio. Pensavo di essere conciata peggio: avevo gli occhi gonfi e arrossati per la stanchezza e il pianto, però niente occhiaie, i capelli cortissimi erano scarmigliati come ogni mattina. Avevo un aspetto tutto sommato normale benché mi sentissi come una che è appena stata calpestata da una mandria di mammut infuriati. L’unico dettaglio fuori posto era la chiave che poggiava nell’incavo tra i miei seni: non avevo mai portato collane, non sopportavo di avere qualcosa stretto attorno al collo, mi dava l’impressione di poter essere strozzata da un momento all’altro. Ora invece ero costretta ad indossarla; avrei dovuto fornire un’ulteriore spiegazione alle mie amiche. Fantastico!
Mi svestii e riempii la vasca d’acqua bollente, un bagno caldo mi avrebbe certamente fatto bene. Quando la vasca fu piena vi versai dei sali da bagno alla vaniglia e mi ci immersi. Scivolai completamente sott’acqua, quando mi mancò il fiato mi tirai su a sedere tenendo la schiena appoggiata al bordo della vasca e la testa reclinata all’indietro oltre il bordo. Mancava solamente un po’ di musica per completare l’atmosfera, ma non importava. Rimasi ammollo finché l’acqua non si fu raffreddata. Mi avvolsi in un asciugamano e effettuai una veloce incursione in camera a recuperare la biancheria e i vestiti puliti, quindi mi rinchiusi di nuovo nel bagno. Lo specchio e il vetro della finestra erano appannati dalla vapore. Mi vestii, mi truccai e mi pettinai, mi presi qualche minuto per cercare ancora una volta, anche se invano, di inventare una buona giustificazione quindi uscii.
Pam e Stefi erano in cucina a fare colazione, si voltarono non appena entrai nella stanza. Seppi immediatamente che la tattica del se non ne parlo è come se non fosse accaduto non sarebbe servita assolutamente a nulla.Fortunatamente non ricominciammo dalle urla. Rimasi sorpresa dalla calma con cui mi domandarono in stereo, neanche avessero provato la scena di continuo per giorni:- Come spieghi il tuo comportamento di ieri notte?
Ah, ah! Bella domanda, peccato non avere un’altrettanto bella risposta. Optai per una mezza verità sperando di cavarmela:- Un incubo troppo vivido, troppo reale che mi ha terrorizzato, avevo bisogno di calmarmi e non ragionavo, ho fatto quello che facevo quando mi succedeva qui da bambina, sono scappata al mare. Mi dispiace ragazze, cercherò di far in modo che la situazione non si ripeta.
-Incubo? Cercherò di fare in modo che non si ripeta? Ti rendi conto che ci hai fatto prendere un piccolo infarto? Sembrava stessi soffocando nel sonno, ti sei svegliata e sei scappata, non sapevamo dov’eri e non potevamo chiamarti, sei tornata e sei svenuta accasciandoti sulla porta del bagno e vorresti sviartela così?!
Ci avrei scommesso che le grida sarebbero rincominciate.
-Non so che altro dire, è stato tutto un pessimo incubo, non potremmo provare a dimenticare tutto e a rincominciare da capo?
Pam stava per riprendere ad urlare ma prima che potesse dar fiato a tutti gli improperi che le venivano in mente Stefi iniziò a parlare con voce calma e conciliante:- Credo che As si sia resa conto di averci fatto rischiare una morte prematura ma forse proprio per questo potremmo lasciar correre per questa volta e dare inizio alla vera vacanza?
Dio se non fosse esistita qualcuno avrebbe dovuto inventarla quella ragazza, la amavo ogni giorno di più!
Pam grugnì in senso di assenso anche se non era così contenta di non potermi urlare più dietro.
Avevamo bisogno di una distrazione per allentare definitivamente la tensione quindi proposi una capatina al mare.

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